Si svolge a Schignano, il sabato ed il martedì grasso, il tradizionale Carnevale. Nel primo pomeriggio, dopo il rito della vestizione, scendono in scena le maschere. Aprono la sfilata i sapör, vestiti esclusivamente di pelli di pecora, col viso annerito.
I brüt, straordinari personaggi dall’aspetto inquietante, si acquattano, si alzano improvvisamente, invitano le persone a sedersi sulla sedia che trasportano, corrono all’impazzata, per poi buttarsi a terra sfiniti, sembrano morti, poi improvvisamente si rialzano spaventando il pubblico. Ai loro fianchi e sul petto sono appese i ciòcch, i tradizionali campanacci di ferro.
Ai brüt si contrappongono i mascarùn (detti anche bèi), personaggi dominanti e festosi. Secondo la tradizione l’abbigliamento richiama quello dei signorotti spagnoli del ‘600. Il corpo del mascarùn è coperto da un sacco di tela imbottito di foglie di faggio: il butasc. Sul petto vengono cuciti pizzi nastri e fissati gioielli di famiglia. Ai fianchi i brunzi : quattro campanacci di bronzo spesso decorati a sbalzo.
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Sia i mascarùn che i brüt indossano le caratteristiche maschere lignee lavorate da artigiani locali: simmetriche e curate le prime, deformi caricature grottesche dall’espressione sinistra le altre. Nel primo pomeriggio le maschere si radunano in Piazza S. Giovanni, dove, sul muro di una casa è issato il carlisèpp (o brevemente zèp), un fantoccio dalle fattezze di un brüt che rappresenta il carnevale; sono sotto la guida della sigürtà, una persona anziana e di fiducia che controllerà la sfilata. Qui, annunciati dal frastuono dei campanacci, irrompono i brüt scendendo dalla parte più alta del paese. I brüt corrono e si rotolano, infastidiscono i passanti, i mascarùn si pavoneggiano, dirigono la sfilata, esibiscono ventagli e oggetti preziosi che portano in mano. La fugheta, la tradizionale bandella locale, intona motivi popolari. Il corteo parte con alla testa la sigürtà, e i sapör.
Qualche mascarùn trascina la ciocia: unico personaggio parlante, rappresenta la donna sottomessa e bistrattata. Impersonata da un uomo, inveisce contro il mascarùn. Il corteo raggiunge la frazione di Auvrascio, passando per Retegno. Al ritorno in Piazza S. Giovanni, ultime stanche note della fugheta e i gruppi si sciolgono. Al martedì si ripete la sfilata ma, al ritorno in Piazza S. Giovanni, le maschere si dirigono verso la località “Cima” dove, catturato e legato sta il carlisèpp. Il travestimento è identico a quello del fantoccio, ma questa volta sotto la maschera si cela uno dei diciottenni di leva.
Viene sollevato fra il compianto generale, poi, steso su una scala, il carlisèpp viene trasportato nella piazza in un corteo funebre. Qualcuno tenta di rianimarlo, ed il carlisèpp improvvisamente scappa. Questa volta il giovane si dilegua e al suo posto verrà ritrovato il fantoccio. Secondo il tipico rituale scenico della ripetizione, il carlisèpp viene riportato nella piazza e preparato per il rogo serale.
La sera, dopo la serata danzante,la fugheta intona il “ballo del zèp”(abbreviazione di carlisèpp) una polka che segna la fine del carnevale. Il carlisèpp viene bruciato; il suono dei brunzi diventa frenetico. Alcuni mascarùn in segno di disperazione rovesciano la maschera e la rappresentazione ha termine.
Tradizione contadina, storia, cultura, folclore in una rappresentazione unica e straordinariamente coinvolgente. |